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« Oggi nasce ufficialmente qui il grande partito del popolo italiano, un partito aperto che è contro i parrucconi della vecchia politica. Invito tutti a entrare senza remore e a venire con noi, questo è quello che la gente vuole. » Con queste parole Silvio Berlusconi, nel discorso dell'18 novembre 2007 in Piazza San Babila (Milano), annuncia la nascita del più grande movimento politico italiano: Il Popolo della Libertà. Storia L'idea del partito unico (1994-2004) L'idea di costruire un partito unico di centrodestra italiano è sempre circolata timidamente fra il 1994 e il 2004. L'11 marzo 1994, al Piper, la discoteca romana che rese popolare Patty Pravo, Silvio Berlusconi, presidente di Forza Italia, proclamava: «Saranno necessari tre, forse sei mesi. Ma presto avremo un nuovo partito: il partito unico liberaldemocratico». Ancora nel 1996 Berlusconi avvertiva «che nel tempo si debba arrivare a una forza unica del centrodestra», cosa già proposta dal forzista Antonio Martino come rimedio alla sconfitta elettorale del 1996. Agli inizi del 1997 il partito unico è lanciato da Berlusconi, ma bocciato dagli alleati, fra questi Gianfranco Fini, presidente di Alleanza Nazionale, che vi legge un'«idea azzardata che costerebbe molti voti al Polo. Bisogna procedere per gradi». Neppure l'intervento del premier spagnolo José Maria Aznar nel 1998 servirà a far cadere ogni resistenza su un centrodestra unito. Per vari motivi, nessuno è disposto a sciogliere il proprio partito. Per Fini, per esempio, pesa l'idea che un eventuale partito unico del centrodestra dovesse poi confluire nel eurogruppo del PPE, ritenuto non abbastanza di destra. Nel 2002 anche Berlusconi si convince che un centrodestra diviso e alleato è elettoralmente più proficuo e prende atto che il partito unico «non è una prospettiva realizzabile, se non l'abbiamo fatto in questi dieci anni... Del resto con più partiti nella coalizione si prendono più voti». Proprio quando il progetto viene accantonato a destra, dall'estate 2003 se ne discute a sinistra, dove ci si chiede se per le elezioni europee del 2004 non sia il caso di fare una lista unitaria del centrosinistra e in prospettiva arrivare al Partito Democratico. Commenterà Sandro Bondi, portavoce di Forza Italia: «È chiaro che se nel centrosinistra si dovesse sviluppare l'evoluzione verso un progetto politico unitario sotto le insegne dell'Ulivo, anche il centrodestra non potrebbe non tenerne conto». Il dibattito del 2005 Qualcosa di nuovo inizia a muoversi intorno alla Fondazione Liberal di Ferdinando Adornato (Forza Italia). Questi periodicamente organizza a Todi dei seminari che si propongono di far evolvere la Casa delle Libertà verso il partito unico del centrodestra. Si comincia il 31 gennaio e l’1 febbraio 2003 con La Casa delle Libertà. Radici e valori di un’alleanza nuova in Italia e in Europa. Due giornate di confronto tra intellettuali e politici. Più tardi il 6 gennaio 2005, Gennaro Malgieri di AN su Il Tempo propone una federazione del centrodestra che anticipi il partito unico. Ne nasce così un dibattito sulle colonne del quotidiano romano che arriva ben presto a interpellare anche i leader della CdL. A partire da Sandro Bondi fino a Maurizio Gasparri, tutti si dicono d'accordo con la proposta di Malgieri. Il 27 gennaio arrivano però i no di Fini per AN e Marco Follini per l'UDC. Anche la Lega Nord è della stessa opinione. Mentre Berlusconi si limita a ricordare che il partito unico «è da sempre nelle mie speranze». Il dibattito però prosegue e trova nuovo vigore dopo la pesente sconfitta del centrodestra alle elezioni regionali dell'aprile 2005 e il conseguente passaggio dal II al III governo Berlusconi. È così che il 26 aprile 2005 Berlusconi alla Camera dei Deputati nel chiedere la fiducia per il suo nuovo governo annuncia: «Nei giorni scorsi, la coalizione di centrodestra, la Casa delle libertà, ha dato prova che le ragioni di fondo per cui è nata non sono venute meno. Nessuno della maggioranza, in questi giorni, ha mai messo in discussione le ragioni del nostro stare insieme. La Casa delle libertà non è nata come un cartello elettorale: è nata da una profonda condivisione di valori e di intenti che lega i nostri elettori ancora prima dei nostri partiti. Questo perché la Casa delle libertà è la sintesi più originale e moderna di tutte le forze riformatrici - le forze del cambiamento - che, nell'ultimo decennio, si sono costituite nel nostro paese ed il suo disegno riformatore resta il più adeguato per l'oggi e per il domani. Proprio per questo sono convinto che la vicenda di queste settimane abbia portato ad una più forte consapevolezza delle ragioni del nostro stare insieme ed abbia posto le basi per proseguire il nostro cammino comune, anche in vista di una prossima, auspicabile trasformazione dell'alleanza di oggi in un soggetto unico destinato a segnare per decenni la storia della politica italiana». Il giorno dopo La Stampa rivela che il soggetto unico che ha in mente Berlusconi prenderà il nome di Partito della Libertà. 1. Lanciata la proposta, il 4 maggio il Comitato di Todi - soggetto trasversale della CdL nato intorno ai già descritti seminari di Todi - propone il documento Cominciare il cammino dove si propone di arrivare al partito unico con «un percorso realistico (...) articolato nelle seguenti fasi: L’apertura di un’ampia discussione in tutto il Paese che coinvolga, in convegni e assemblee, dirigenti, militanti, simpatizzanti, elettori e club, investendo "dalla base" sia la dimensione dei partiti che quella della società civile. Una fase, questa, particolarmente importante anche per cominciare a definire il profilo identitario del nuovo soggetto. 2. Il pronunciamento ufficiale sul progetto dei diversi partiti. 3. La formazione di un comitato costituente dei partiti e dei movimenti che aderiscono, con il compito di definire valori e regole del nuovo soggetto, la bozza del manifesto politico-culturale e dello statuto, da sottoporre alla discussione collegiale e alla fase congressuale. 4. La fase congressuale vera e propria che potrebbe chiudersi con un congresso fondativo nei primi due mesi del 2006. Tale cammino può anche essere articolato in tappe intermedie di tipo federativo che garantiscano la gradualità necessaria a rendere ciascun partito convinto della strada da percorrere. È però a nostro avviso indispensabile che esso entri fin da subito nella nostra agenda politica e costituisca la stella polare del comune lavoro per vincere le elezioni del 2006». È chiaro comunque che si voglia realizzare il PdL entro un anno facendolo debuttare alle elezioni politiche del 2006 evitando il bis della disfatta delle regionali. L'11 maggio Adolfo Urso e Ferdinando Adornato creano i primi circoli della libertà. Il 19 e 20 maggio la fondazione liberal e il Comitato di Todi promuovono a Roma il seminario La proposta di una nuova casa comune: l'identità, i valori, il progetto dove interviene anche Berlusconi che rilancia e spiega: «Mi piace l’idea di una road map, una volta verificato l’accordo fra di noi. Dopo una fase di discussione ancora più approfondita potremo dar vita, come ha proposto anche Fini, a un comitato con il compito di elaborare un manifesto dei valori definitivo, e una prima bozza di Statuto, due documenti sui quali promuovere quel grande dibattito in tutto il Paese che possa portare alla nascita del nuovo soggetto. Sarà il definitivo compimento della nostra transizione politica, dal Polo della libertà, dal Polo del Buon governo alla Casa delle libertà, al partito della libertà, o come insieme decideremo di chiamarlo. Un nuovo partito italiano di governo, liberale, popolare, nazionale, riformista, con nuovi movimenti e associazioni che già esistono o che stanno nascendo, al Sud come al Nord, disposti a condividerne il programma. Un partito popolare nazionale in grado di collocarsi - questo è il mio pensiero, oltre che la mia speranza - ben oltre il 40% dei consensi e di essere la casa di tutti i moderati e di tutti i riformatori». Questo e gli altri interventi saranno tutti raccolti nel numero 30 di liberal intitolato significativamente «Il Partito della Libertà». Il dibattito sul partito unico animerà tutta l'estate 2005 e sfumerà di fatto molto velocemente quando il II Congresso dell'UDC si esprimerà contro un PdL guidato da Berlusconi (escluso una piccola minoranza guidata da Carlo Giovanardi) e che anche AN è alquanto scettica. A lavorare comunque al progetto ci pensa la Fondazione Liberal che il 29 luglio fa partire la Costituente del Partito dei moderati e dei riformisti. L'8 novembre a nome di Forza Italia, di An e dell'Udc, Silvio Berlusconi, Gianfranco Fini e Rocco Buttiglione firmano il Manifesto dei valori del futuro partito redatto dalla Costituente. Ma alla fine non si andrà oltre: la legge elettorale viene cambiata in senso proporzionale il mese dopo e alle elezioni politiche del 2006 ogni partito della CdL, pur presentandosi formalmente per Berlusconi premier, di fatto marcerà autonomamente per il proprio leader di partito. Il "Popolo della Libertà" (2006) La vittoria de l'Unione di Prodi alle elezioni del 2006 disarticola il campo del centrodestra e sembra archiviare il progetto "Partito della Libertà". Ancora il 30 marzo 2006 Berlusconi dal Congresso del PPE a Roma accelerava dichiarando: «Voglio rispondere alla sollecitazione di mettere insieme le nostre forze per realizzare in Italia un grande partito dei moderati, che possa prendere il nome di partito del popolo italiano», ovviamente aderente al PPE. Ma il "Partito del Popolo Italiano" lascia freddi o infastiditi gli alleati. Il 16 maggio Berlusconi lascia Palazzo Chigi a Prodi sostenendo che il "Partito della Libertà" si sarebbe fatto entro solo un anno, ma è poco più di un auspicio. Poi a sorpresa il tema viene ripreso da Fini che insieme all'Esecutivo di AN il 18 luglio annuncia l'intenzione di voler traghettare il suo partito nel partito unico del centrodestra e quindi passare nel PPE entro le elezioni europee del 2009. È il documento Ripensare il centrodestra nella prospettiva europea. Di diverso avviso resta l'UDC che in settembre per bocca del suo segretario, Lorenzo Cesa, ribadisce che «non siamo per il partito unico del centrodestra, ma per il partito dei moderati che coincide con l'Udc». È il mese di ottobre che vede Berlusconi lavorare per il rilancio del progetto PdL, ma con una mutata tattica: anziché elaborare il nuovo partito in alto e presentarlo pronto agli elettori, bisognerà dare l'impressione opposta, come se il PdL nascesse dal basso, a furor di popolo e nonostante gli stop and go degli alleati di Forza Italia. Una tattica già anticipata al tradizionale meeting di Comunione e Liberazione il 25 agosto precedente, quando Berlusconi si disse «convinto che sarà la gente a imporre il grande partito dei moderati», seguita da una proposta ai giovani ciellini: «Perché non assumete voi per primi l'iniziativa di far nascere i circoli della libertà dell'unico partito della libertà, in tutti i paesi d'Italia?». Proposta caduta nel vuoto, ma che chiarisce come Berlusconi voglia ripetere il percorso fatto con Forza Italia nel 1993, quando gli omonimi "club" anticiparono la nascita del partito e la discesa in campo di Berlusconi nel 1994. Così il 29 ottobre Berlusconi annuncia, da una manifestazione ad Arconate contro la legge finanziaria 2007, che il 2 dicembre prossimo FI e AN sarebbero scesi in piazza contro il Governo Prodi, una grande adunata per rilanciare l'opposizione di centrodestra, ma anche il PdL. Il 17 novembre Marcello Dell'Utri rilancia in forma rinnovata i suoi giovani de Il Circolo come Circoli della Libertà, poi divenuti Circoli del Buon Governo, e tiene un convegno nazionale a Montecatini Terme dal 24 al 26 novembre. Il 22 novembre Michela Vittoria Brambilla, leader dei giovani di Confcommercio, presenta a Milano il «Circolo della libertà» con i «complimenti» di Berlusconi. Il 2 dicembre 2006, nel corso della Manifestazione per la libertà a Roma contro il Governo Prodi, Berlusconi potrà così proclamare che «noi qui, oggi, siamo già il partito unitario del centrodestra, siamo già il partito della libertà. E stanno nascendo in Italia, dovunque, su impulso di tanti giovani, ma anche di chi è giovane nel cuore, quei circoli della libertà che hanno adottato come loro manifesto quello del Partito del Popolo Europeo, la grande famiglia della democrazia e della libertà in Europa». I Circoli di Michela Brambilla (2007) Dopo la manifestazione del 2 dicembre, il progetto PdL torna nuovamente in apparente letargo per mesi. L'UDC continua a non mutare atteggiamento ed è ormai pienamente fuori dalla CdL, mentre AN avanza con ampia prudenza. A muoversi come avanguardia e guida del cosiddetto "popolo della libertà" è Michela Vittoria Brambilla che, come presidente nazionale dell'Associazione Circolo della Libertà, dal novembre 2006 non ha mai smesso di mettere a punto una sorta di struttura di supporto al PdL come se questo già esistesse. L'impressione è che, nella peggiore delle ipotesi, il PdL possa comunque diventare il nuovo nome di una Forza Italia che assorbe altre piccole schegge del centrodestra, come ammetterà anche uno come Adornato. Il 26 aprile, all'insaputa dei più che verranno a saperlo solo due mesi dopo, la Brambilla registra il nome Partito della Libertà. Il 6 agosto 2007 Michela Vittoria Brambilla registra anche il simbolo del Partito della Libertà per conto di Silvio Berlusconi, che ne risulta titolare: graficamente è identico al logo dei Circoli. Dal 2 giugno Il Giornale allega il settimanale Il Giornale della Libertà, organo dei circoli Brambilla e nonostante le proteste dei redattori del quotidiano di Paolo Berlusconi. L'11 giugno, dopo due mesi e mezzo di preparazione, nasce anche La Tv della Libertà, canale satellitare gratuito trasmesso anche da una rete di Tv locali e ovviamente sempre sotto la supervisione di Michela Brambilla. Tutto però cambierà il 19 agosto, quando il quotidiano La Stampa annuncia ormai come fatto il PdL, nuovo partito di Berlusconi con Brambilla segretario. Berlusconi smentirà bollando tutto come «una fantasia di Ferragosto» e aggiungendo che «Forza Italia (...) resta il baluardo della libertà e della democrazia (...) che ritengo insostituibile». La «rivoluzione del predellino»: nasce il PdL Il leader del Popolo della Libertà e di Forza Italia, Silvio Berlusconi Viste le fibrillazioni interne a Forza Italia e non solo dopo l'uscita de La Stampa in agosto, Berlusconi arretra dal partito unico alla forma federativa che viene rilanciata il 30 agosto: «È giunto il momento di una federazione in cui le decisioni vengano prese a maggioranza». L'8 settembre aggiunge anche di voler unificare i gruppi parlamentari di FI e AN, ma anche che FI è insostituibile. A tutto questo risponderà il giorno dopo Fini: «È noto che se un processo unitario non è ancora decollato, non è responsabilità di Alleanza nazionale. A Berlusconi dico: passiamo dalle intenzioni ai fatti, quando certi impegni si prendono in un luogo solenne, mi auguro che poi si faccia, perché lo stop and go è francamente incomprensibile». Ma non se ne fa nulla. Il PdL anche come federazione resta fermo alla fase degli annunci. Così quando il 27 ottobre Adornato chiede di riconvocare la costituente del PdL, Fini sbotta: «Basta con le ipocrisie, il partito unitario non è all'ordine del giorno. Non è una roba di domani, speriamo che lo sia per dopodomani». Commenterà Berlusconi: «Non era un messaggio rivolto a me, e comunque il partito unico è un sogno che intendo realizzare, gli elettori della Cdl lo vogliono: quando i sogni si sognano in tanti, diventano realtà». Il 23 ottobre il quotidiano Libero titola: «Prodi via il 14 novembre». Spiegherà a riguardo il portavoce di Forza Italia Paolo Bonaiuti che «quelli sono i giorni in cui si vota la Finanziaria al Senato e quindi credo che siano i giorni di massimo pericolo. I giorni dell'allarme rosso». Nel centrodestra sembrano in tanti a crederci e pare che Berlusconi abbia promesso per quel giorno la definitiva «spallata» al governo Prodi. È passaggio decisivo per la nascita del PdL perché su quel 14-15 novembre la partita che si gioca nel centrodestra è enorme, come spiegherà infatti il 5 novembre Roberto Calderoli della Lega Nord: «Se Prodi non cade, il centrodestra com'è oggi finisce il 15 novembre. Cancellato. (...) Non cambia nulla per Forza Italia, ma per i suoi alleati cambia eccome. Cambia tutto» perché Berlusconi «si è esposto tanto sulla caduta del governo, è evidente, che se poi nulla succede non può cavarsela dicendo "mi ero sbagliato". A tutti quanti piangerebbe il cuore per aver lavorato tanto per niente. Berlusconi lo sa. Scoppierebbe la guerra». Calderoli si rivela un ottimo profeta: il 15 novembre arriva il via libera dal Senato alla legge finanziaria 161 voti favorevoli contro 157 contrari e per il centrodestra è bufera. Il giorno dopo il Corriere della Sera pubblica una lettera di Fini. In essa il presidente di AN fa notare come «anziché tirare le cuoia come assicurato da Berlusconi, Prodi tira a campare». Invece, sostiene Fini, «il governo cadrà un secondo dopo che si avrà certezza che dopo Prodi non si torna subito alle urne con l’attuale legge elettorale». Stizzito Berlusconi commenterà ai microfoni di Radiouno Rai che quella di Fini è un'«opinione rispettabile», aggiungendo: «Sono stato l'unico del centrodestra a darsi da fare interpretando i sentimenti della grandissima maggioranza dei cittadini, il resto è politichese da professionisti della politica lontani dalla realtà e incapaci di capire quelli che sono i sentimenti della gente». Il 18 Fini dalla colonne de la Repubblica avvisa: «Adesso basta è arrivato il momento in cui o questo centrodestra è in grado di trovare una soluzione unitaria, di ridarsi una missione, di rioffrire al Paese un progetto, oppure si prende atto che la coalizione non c'è più, e ognuno va per la sua strada. Tertium non datur...». Quello stesso giorno al convegno di AN Il tempo delle scelte intorno alle 13, il deputato di AN Italo Bocchino sostiene che «C'è Berlusconi dietro la scissione di Storace da AN e c'è Berlusconi dietro il passaggio di Daniela Santanchè alla Destra di Storace, c'è una manina...!». Ovazione in sala e fischi all'ospite Cicchitto che pronto replica: «Non so dove volete andare. Non andate da nessuna parte mettendo in moto dei piccoli plotoni di esecuzione che a nome del partito unico tirano randellate a Silvio Berlusconi». Cinque ore dopo, sono circa le 18, Berlusconi si presenta in piazza San Babila a Milano dove è in corso l'iniziativa nazionale Subito al voto organizzata da Forza Italia (una campagna popolare di raccolta firme sotto i gazebo per chiedere nuove elezioni). Qui spiazzando tutti Berlusconi sale sul predellino di un'auto e annuncia ai microfoni dei giornalisti: «Oggi nasce ufficialmente un nuovo grande Partito del popolo delle libertà: il partito del popolo italiano. Invitiamo tutti a venire con noi contro i parrucconi della politica in un nuovo grande partito del popolo». Berlusconi dice pure esplicitamente che Forza Italia si scioglierà comunque nel PdL e argomenta la sua svolta citando i cittadini che negli ultimi tre giorni si erano recati nei gazebo di Subito al voto: il nuovo partito «lo vogliono tutti i cittadini; in più di 7 milioni, una cosa mai successa nella storia della Repubblica, si sono recati ai chioschi per dire basta alla situazione attuale, uniti contro la frammentazione, per fronteggiare la sinistra che è sotto i diktat della sinistra estrema. Metà di coloro che sono venuti da noi ai gazebo non erano di Forza Italia». Per la modalità inconsueta con cui si proclamò la fine di un partito e la nascita di un altro, si parlerà a lungo di «rivoluzione del predellino». Il 19 novembre Berlusconi, in una conferenza stampa nella quale presenta gli obiettivi del partito, annuncia che sarebbero stati gli elettori a scegliere il nome definitivo del partito e che si sarebbero tenute elezioni primarie per eleggere il leader. In tale occasione Berlusconi presentò il simbolo del partito e dichiarò che il nome del nuovo soggetto politico sarebbe stato scelto dagli stessi elettori nell'occasione di una seconda raccolta firme, durante la quale si sarebbero organizzate anche le prime pre-iscrizioni. Viene anche inviata una lettera agli iscritti di Forza Italia con la quale Berlusconi conferma la fine di Forza Italia. Il partito non raccolse, in quel momento, il consenso dei tre principali alleati di FI, quali la Lega, l'UDC e AN; quest'ultima, pur avendo fino ad allora sostenuto il progetto unitario, non accennava ad attenuare la polemica con Berlusconi, tanto da spingere Fini a dire che col PdL «Berlusconi ha solo cercato di uscire da una condizione di difficoltà politica. Ha reagito, come è suo costume, in modo effervescente, uscendo dall'angolo con un colpo di teatro, che poi non è stato neppure tale, perché da tempo era noto che lui pensava ad un restyling di Forza Italia». Anche Casini parlerà del predellino come di un «colpo di teatro». Esce pure un comunicato stampa di AN dove si spiega che il partito «non si scioglie e non confluisce nel nuovo partito di Berlusconi, a cui fa gli auguri e con cui si confronterà in Parlamento e nel paese per mandare a casa Prodi e costruire una alternativa alle sinistre». Il 25 novembre Berlusconi decreta così la morte della coalizione di centro-destra sostenendo che «la Cdl era una specie di ectoplasma. (...) Come possiamo andare avanti con questi alleati che ci hanno fatto perdere le elezioni del 1996?». Aderirono invece da subito quasi tutti i partiti minori di matrice liberale e centrista. Berlusconi va comunque avanti con la costruzione del nuovo partito. Il 2 dicembre tornano in piazza i gazebo di Forza Italia con l'ausilio dei Circoli della Libertà per invitare i cittadini a scegliere il nome del nuovo partito. Il 12 dicembre 2007 Berlusconi annuncia su la Tv della Libertà che era prevalsa l'opzione Il Popolo della Libertà su Il Partito della Libertà il 63,14% dei voti contro il 36,86%. Il 15 viene annunciata la costituente del nuovo partito per il 27 marzo 2008. Alcuni sostengono che sia stato scelto questo nome alternativo anche perché il termine Partito della Libertà sarebbe risultato essere un marchio di proprietà della Federazione dei Liberali Italiani, la quale il 5 ottobre aveva già diffidato la Brambilla e Berlusconi dall'uso dello stesso e contestualmente presentato una richiesta di danni pari a 30 milioni di euro per l'uso indebito di tale marchio. Ma con AN il gelo non cala. Il 9 dicembre Fini fa ancora infuriare FI sostenendo che «comportarsi come sta facendo Berlusconi non ha niente a che fare con il teatrino della politica: significa essere alle comiche finali». E una settimana dopo non sarà meno tenero dalle pagine di Libero quando sbotta: «Abbia pazienza. Il Cavaliere ha fatto tutto da sé. Ha messo in piedi i Circoli della libertà con la Brambilla. Poi ha creato il Partito della libertà senza neanche avvertire i suoi amici di Forza Italia, quindi ha distrutto la Cdl. Conclusi i giochi, a regole scritte (alla stesura delle quali non siamo stati chiamati a partecipare) dovremmo bussare alla sua porta col cappello in mano e la cenere sulla testa? Non siamo postulanti. I progetti si ideano insieme e si realizzano insieme, se si vuole andare lontano. Non ho nulla di cui scusarmi».
Elezioni politiche 2008 Gli eventi politici italiani hanno una piega inaspettata quando il 16 gennaio 2008 viene arrestata la moglie del ministro della Giustizia Clemente Mastella. Il partito guidato da quest'ultimo, l'UDEUR, passa ben presto da alleato organico de l'Unione all'appoggio esterno al governo (17 gennaio) a suo oppositore (21 gennaio). Il 24 gennaio il governo Prodi II perde la fiducia del Senato e al presidente Napolitano non resta che sciogliere le Camere anticipatamente il 6 febbraio. Gianfranco Fini, numero due del Popolo della Libertà Intanto il 19 gennaio il segretario del PD, Walter Veltroni, aveva annunciato che il suo partito vuole archiviare le alleanze elettorali stile l'Unione per correre alle elezioni da solo con proprie liste. Veltroni però invitava anche Berlusconi a fare altrettanto. Il Cavaliere rispose con un laconico «vedremo». Proposta ribadita con più forza pochi giorni dopo sempre da Veltroni: «Forza Italia abbia il nostro stesso coraggio, o si assuma la responsabilità di andare al voto con 18 partiti». L'8 febbraio 2008 giunge l'accordo: alle elezioni FI e AN andranno unite come PdL. Qualunque altro alleato, escluso la Lega Nord, dovrà confluire nel PdL o presentarsi autonomamente con un altro candidato premier. La data dell'8 febbraio venne tra l'altro a cadere proprio nel giorno anniversario della morte di Pino Tatarella, che più di tutti si era battuto per realizzare il sogno di un partito unitario di centro-destra. L'UDC fa subito capire che così non ci sta e con Pier Ferdinando Casini commenta: «Un polo liberale non può nascere con richieste di annessione». Il 13 febbraio l'UDC esplicita il suo rifiuto del PdL. Il decisivo cambiamento di atteggiamento di AN segna comunque il rilancio definitivo del PdL come partito unico del centrodestra. E a Libero del 16 febbraio che chiede conto di questo cambiamento, Fini risponde che «è cambiato il patto politico. Ero e sono contrario a confluire in un partito deciso unilateralmente da Berlusconi, della serie: prendere o lasciare. Così non è, mi creda. Tutto quello che stiamo costruendo e che costruiremo fa parte di un progetto condiviso assieme. Il Popolo della Libertà che stiamo proponendo agli italiani non nasce a San Babila, sul predellino o ai gazebo: nascerà nell'urna il 13 e il 14 aprile». E annuncia al contempo per l'autunno il congresso di scioglimento di AN. Il 4 febbraio lasciano l'UDC per il PdL i Popolari Liberali di Carlo Giovanardi. Viceversa il 1° febbraio lascia Forza Italia per l'UDC Adornato con i suoi circoli liberal. Il 9 febbraio Berlusconi apre la campagna elettorale del PdL al meeting dei Circoli della Libertà del Nord Italia a piazza San Babila col nuovo slogan «Rialzati, Italia». Il 27 febbraio viene sottoscritto davanti al notaio Paolo Becchetti da Berlusconi e Fini l'atto costitutivo dell'associazione Il Popolo della Libertà. In esso si stabilisce che l'associazione scadrà il 31 luglio 2014 e stabilisce che il PdL sia cogestito da FI e AN, le quali si impegnano a fare gruppi parlamentari unici dalla prossima legislatura. Nel metodo e nel merito, l'atto non piacerà agli alleati minori. L'articolo 8 dell'atto fissa in 70% a 30% i rapporti di forza rispettivamente tra FI e AN, risultando poi mai più ritoccato. Il 29 febbraio 2008 viene presentato il programma elettorale del cartello elettorale strutturato in sette punti principali (o «missioni»): rilanciare lo sviluppo, sostenere la famiglia, più sicurezza, più giustizia, i servizi ai cittadini, il Sud, il federalismo, un piano straordinario di finanza pubblica. Due dei più ambiziosi obiettivi di tale programma sono arrivare a far costare di meno lo Stato ai cittadini (non più di un terzo del PIL) e dotare il paese di tutte quelle infrastrutture di cui è carente. Per ridurre i costi punta soprattutto alla totale riorganizzazione ed informatizzazione della pubblica amministrazione, alla soppressione di tutti gli enti inutili e al dimezzamento del personale che ricopre cariche pubbliche. La campagna elettorale de il Popolo della Libertà vide accendersi i toni da entrambe le parti verso le settimane precedenti al voto. In particolare, evento che inasprì i toni della campagna fu l'annuncio da parte di Silvio Berlusconi, il 22 marzo 2008, di una cordata italiana per l'acquisto della compagnia aerea di bandiera, l'Alitalia, nella quale sarebbero entrati anche, probabilmente, i figli del leader del centrodestra. L'annuncio venne visto dalla maggior parte degli avversari politici del PdL come un annuncio puramente propagandistico. Il giorno dopo Berlusconi precisò di avere soltanto auspicato un impegno di imprenditori italiani in una cordata, ma smentì una partecipazione in prima persona della sua famiglia. Evento che contraddistinse gli ultimi giorni di campagna elettorale fu lo scontro fra PD e PdL sul confronto televisivo fra i due principali candidati premier. La legge della par condicio, infatti, prevedeva che a tutti i candidati alla presidenza del Consiglio vi fosse pari partecipazione televisiva, e il rinnovato panorama politico con quindici candidati non avrebbe permesso un duello in TV come quelli avvenuti prima delle precedenti elezioni fra Berlusconi e Romano Prodi, allora unici candidati. L'agognato duello fra Veltroni e Berlusconi, alla fine, non si tenne, ma l'ultimo giorno di campagna elettorale i due politici poterono confrontarsi nella stessa trasmissione, seppur uno dopo l'altro, a Matrix, su Canale 5, dove i due ebbero a disposizione tre quarti d'ora ciascuno. Altro caso che inasprì i rapporti fra le due forze politiche fu la vicenda sulle schede elettorali: Berlusconi, infatti, denunciò una presunta irregolarità delle schede, che a suo avviso non esplicitavano la presenza di due coalizioni ed erano soggetti ad errore da parte dell'elettore. Particolarmente criticate furono le parole del principale alleato del PdL e capo della Lega, Umberto Bossi, il quale aveva metaforicamente minacciato di «prendere mano ai fucili» nel caso le schede fossero rimaste com'erano allora. Le elezioni politiche del 2008 si sono concluse con un netto successo dell'alleanza di centrodestra, che ha ottenuto complessivamente il 46.81% alla Camera e il 47.32% al Senato, conquistando la maggioranza assoluta in entrambe le camere. Il Popolo della Libertà ha ottenuto singolarmente il 37.39% alla Camera e il 38.17% al Senato. Il PdL è così la prima lista politica italiana. Cicchitto e Gasparri, capigruppo alla Camera e al Senato XVI Legislatura: il Governo Berlusconi Dopo la vittoria politica del centrodestra, il PdL e i due partiti alleati, la Lega Nord e il Movimento per l'Autonomia, costituiscono la maggioranza parlamentare della XVI Legislatura, inaugurata il 29 aprile 2008 con l'elezione dei due presidenti delle Camere. I politici designati per tali compiti sono due membri del PdL: Renato Schifani al Senato (eletto lo stesso giorno) e Gianfranco Fini alla Camera (che, a causa della maggioranza più ampia richiesta alla Camera, viene eletto al quarto scrutinio il 30 aprile). Fabrizio Cicchitto diventa presidente del gruppo parlamentare alla Camera, Maurizio Gasparri al Senato. Il 9 maggio il Governo Berlusconi IV entra in carica con il giuramento davanti al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. L'incarico era stato affidato al leader del PdL il giorno precedente, e Berlusconi aveva accettato senza la consueta "riserva", come avvenuto solitamente nelle legislature precedenti. Dei 21 ministri complessivi del Governo, 17 appartengono al Popolo della Libertà. Il 12 maggio il Consiglio dei Ministri nomina i sottosegretari del Governo. Intanto, l'11 maggio 2008 il presidente della Camera, Gianfranco Fini, lascia la presidenza di Alleanza Nazionale e affida a Ignazio La Russa il compito di portare AN, tra la fine dell'anno e l'inizio del 2009, alla definitiva confluenza nel PdL. Dal 27 al 29 marzo 2009, quindi una settimana dopo il congresso (21 e 22 marzo 2009) che ha sancito lo scioglimento di AN, si è celebrato alla Fiera di Roma il primo congresso nazionale del PdL, a cui hanno preso parte anche i due alleati, Bossi e Lombardo. Il terzo ed ultimo giorno i 6000 delegati hanno eletto Berlusconi presidente del nuovo partito, all'unanimità e per acclamazione. Sono stati nominati anche i tre nuovi coordinatori: Ignazio La Russa, Denis Verdini e Sandro Bondi. Per le elezioni europee, cresce una polemica, alimentata anche dalla propria moglie di Berlusconi, Veronica Lario sulla presenza fra i candidati del PdL di "veline". Da Varsavia, il 29 aprile 2009, Berlusconi conferma la presenza di tre 'facce nuove' nelle liste Pdl alle Europee: Barbara Matera, Lara Comi e Licia Renzulli. "Queste tre le porterò sul palco con me e le lascerò parlare. Lo schema di ogni comizio sarà questo", ha spiegato ai giornalisti il presidente del Consiglio. Valori « Quattordici anni dopo non c'è una parola da cambiare dei valori e dei principi fondamentali della nostra azione politica. » I riferimenti ideali del partito si rintracciano nel conservatorismo, nel cristianesimo democratico e nel liberalismo. I gruppi di origine socialdemocratica si riconducono al filone liberale sociale. I principi cattolici sono quelli della dottrina sociale della Chiesa cattolica, con particolare riferimento all'importanza del ruolo della famiglia nella società, mentre i principi liberali si delineano nel sostegno dell'iniziativa privata, delle liberalizzazioni e delle privatizzazioni, nonché nella necessità di attuare sgravi fiscali per le piccole e medie imprese. Tra le tematiche care alla destra e ben rappresentate nel partito ci sono la priorità alla sicurezza del cittadino, la lotta all'immigrazione clandestina, il sostegno alle forze dell'ordine, come anche l'attenzione alle politiche sociali e l'importanza dell'identità nazionale. Il PdL infine sostiene la necessità di profonde riforme costituzionali che trasformino l'Italia in senso federalista e presidenzialista. Nel discorso tenuto il 9 febbraio 2008 a Milano, Silvio Berlusconi affermò che Il Popolo della Libertà sarebbe diventato il partito unico del centro-destra e che i valori che muovono il "popolo" che sostiene il movimento, sono gli stessi che Berlusconi stesso delineava nel discorso della discesa in campo del 1994 e che non ha mai mancato di sottolineare nel corso della sua azione politica. La politica per il leader di Forza Italia "deve essere al servizio dei cittadini", non i cittadini al servizio della politica ed essere "fondata più sui valori che sugli interessi". E ancora: « Le radici giudaico-cristiane dell’Europa e la sua comune eredità culturale classica ed umanistica, insieme con la parte migliore dell’illuminismo, sono le fondamenta della visione della società. I valori nei quali ci riconosciamo sono in specie quelli condivisi dalla grande famiglia politica del Partito Popolare Europeo: la dignità della persona, la libertà e la responsabilità, l’eguaglianza, la giustizia, la legalità, la solidarietà e la sussidiarietà. » « Noi crediamo che la persona - con i suoi valori ed i suoi principi, con la sua morale e la sua ragione di esistere e di migliorarsi – sia il principio ed il fine di ogni comunità politica, la sola fonte della sua legittimità. E che non possano esistere un’autentica giustizia ed una autentica solidarietà, se la libertà di ogni singola persona non viene riconosciuta come condizione essenziale dallo Stato. » « Il Popolo della Libertà è nato dalla libertà, nella libertà e per la libertà, perché l’Italia sia sempre più moderna, libera, giusta, prospera, autenticamente solidale. » Collocazione europea Berlusconi ha spesso dichiarato che il PdL sarebbe stato l'equivalente italiano del Partito Popolare Europeo (PPE), il partito di tutti i moderati e liberali. La stessa Alleanza Nazionale, che fino al suo scioglimento ha fatto parte del gruppo Unione per l'Europa delle Nazioni (UEN), ha accettato con entusiasmo, a sentire i discorsi dei suoi esponenti al congresso fondativo del PdL, di aderire al PPE. Il presidente del PPE, Wilfried Martens, che in precedenza si era espresso cauto o persino contrario ad accogliere l'adesione di Alleanza Nazionale, ha preso parte al primo congresso del PdL, dove ha sostenuto che "i valori del PdL sono quelli del PPE" e ha elogiato il percorso di Fini e il ruolo svolto da Berlusconi nel portare la destra verso il centro. Tutto ciò sembra sembra essere il preludio di una veloce adesione del PdL nel PPE, dato che, come ha ricordato Martens, il PdL è il partito successore di Forza Italia, membro "di vecchia data" del PPE, un ingresso quello del PdL che permetterà al PPE di rimanere il gruppo di maggior peso nel Parlamento Europeo, nonostante la preannunciata dipartita del Partito Conservatore dal gruppo PPE-DE. Le radici storico-politiche de Il Popolo della Libertà. Hanno aderito inizialmente al progetto de Il Popolo della Libertà formandone il Comitato Costituente i seguenti partiti e movimenti (tra parentesi il numero di membri): Forza Italia (compresi Circoli della Libertà, Circoli del Buongoverno, Decidere!) Alleanza Nazionale Democrazia Cristiana per le Autonomie di Gianfranco Rotondi Popolari Liberali di Carlo Giovanardi Nuovo Partito Socialista Italiano di Stefano Caldoro Azione Sociale di Alessandra Mussolini Riformatori Liberali di Benedetto Della Vedova Partito Pensionati di Carlo Fatuzzo Italiani nel Mondo di Sergio De Gregorio Federazione dei Cristiano Popolari di Mario Baccini Destra Libertaria di Luciano Buonocore Liberal Democratici di Lamberto Dini Ha poi aderito: Per la Liguria di Sandro Biasotti Hanno poi rinunciato all'adesione Il PRI, per le elezioni politiche 2008, ha inserito propri candidati nelle liste del PdL (come già accaduto nel 2006 con Forza Italia per le elezioni della Camera e in parte del Senato) mantenendo però totale autonomia e non intendendo sciogliere il partito nel PdL. I Liberal Democratici, che inizialmente avevano aderito al PdL, ne sono fuoriusciti poco dopo le elezioni del 2008. In dissenso Lamberto Dini e Giuseppe Scalera hanno lasciato il partito il 30 maggio 2008 rimanendo nel gruppo del PdL. Il Partito Pensionati ha rinunciato a confluire nel PdL e ha ripreso la sua piena autonomia. La Democrazia Cristiana, che mantiene la sua autonomia, rimanendo però alleata al PdL nelle elezioni amministrative. Rinunciano momentaneamente all'adesione: Il movimento Alleanza di Centro per la Libertà non ha dato, per il momento, la propria adesione al progetto.
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